Interview de l'auteur (italiano)

Intervista a Gilles Munier sul suo ultimo libro: Les espions de l’or noir ::::

29 Aprile 2009 :::: "7 Jours" - Gilles Munier

 

http://www.eurasia-rivista.org/cogit_content/articoli/EkupAAkykyMxXhWnBk.shtml


Tre domande a Gilles Munier: « spia dell’oro neo » !

Il rennese Gilles Munier, noto per le sue relazioni nell’Iraq del tempo di Saddam Hussein, ha pubblicato « Les espions de l’or noir »* che parla delle trame clandestine occidentali nel Caucaso e nel mondo arabo, da Napoleone I alla fine della Seconda Guerra mondiale. Oltre all’inevitabile Lawrence d’Arabia, egli delinea i ritratti di una miriade di sulfurei agenti segreti che hanno fatto del petrolio l’energia dominante del mondo. È un documento appassionante che si legge come un romanzo.


D: « Les espions de l’or noir » inizia con la spedizione del generale Bonaparte in Egitto. Perché risalire così indietro nel tempo, in un epoca in cui non era questione di petrolio ?


R:
Le spie sono pedine su una scacchiera. Le sconfitte militari di Bonaparte divenuto Napoleone I, poi di Napoleone III, contro gli Anglosassoni permettono ai loro agenti segreti di essere in posizione di forza nel Vicino Oriente quando Churchill sceglie il petrolio come carburante della flotta inglese. I dirigenti francesi dell’epoca, inconsapevoli o corrotti, li lasciano fare. Successivamente, entrano in gioco gli Americani. Le due guerre mondiali sono guerre del petrolio, i Tedeschi le perdono soprattutto perché mancano di accessi alle sue fonti. Lo sono pure la spedizione di Suez, la cosiddetta guerra dei Sei Giorni, le guerre Iran-Irak e del Golfo. Come diceva uno del fondatori dell’OPEC, il petrolio è proprio « l’escremento del Diavolo ».


D:
Lei che ha effettuato molteplici viaggi nel Vicino Oriente ed incontrato alcuni dirigenti definiti dei terroristi, non ha mai temuto di essere accusato di spionaggio ?


R: Tutto sta nel sapere dove comincia e dove finisce lo spionaggio. Ai tempi della Guerra fredda, consegnare ai Sovietici gli ultimi orari ferroviari poteva essere assimilato ad intelligenza con il nemico. Io ho sempre agito secondo la mia coscienza, in base all’idea che mi sono fatto della Francia e dei suoi interessi, senza tradire la fiducia dei miei interlocutori. Il Vicino Oriente è un covo di spie. Essere sospettato di spionaggio fa parte del paesaggio. Quando non si ha niente da rimproverarsi, non bisogna inquietarsi.


D: Negli anni 70, lei ha simbolicamente soggiornato in un campo palestinese, nel 1990 ha fatto liberare degli ostaggi francesi in Iraq, vissuto le guerre Iran-Iraq e del Golfo, ricevuto minacce di morte da un fanatico filo-israeliano e infine, da 4 anni – dopo essere stato messo sotto inchiesta, con il patron della Total, alcuni ambasciatori e Charles Pasqua, nell’affaire « Petrolio contro cibo » - le è proibito uscire dalla Francia. Perché invece non ha scelto di raccontare le sue avventure ?


R: Sono stato messo sotto inchiesta dal giudice Courroye per aver violato una risoluzione dell’ONU e ho dovuto versare una cauzione di 50.000 euri. Ne avrei fatto volentieri a meno, ma sono fiero di aver lottato contro un blocco responsabile della morte di più di un milione e mezzo di bambini iracheni. Il divieto di lasciare la Francia mi pone gravi problemi finanziari. Ho dovuto abbandonare due progetti di libri che necessitavano di spostamenti all’estero. Non vedo l’ora che arrivino il processo… e la libertà: con Jacques Vergès, il mio avvocato, lo attendiamo a piè fermo.

Se « Les espions de l’or noir » si vende bene, è previsto un seguito. Quanto a scrivere la mia autobiografia: la mia vita dovrebbe interessare ad abbastanza lettori per essere raccontata. Non ne sono convinto.

* Edizioni Alphée-Koutoubia - 330 pagine,con foto, cartine ed indice – 22,90 euri
http://espions-or.noir.over-blog.com/pages/Table_des_matieres-1282939.html

Fonte: "7 Jours" (Settimanale - Rennes) del 24 aprile 2009